Come usare una Reflex Digitale ? Se avete da poco acquistato una fotocamera Reflex Digitale o D-SLR ma non sapete minimamente come usarla al meglio per ottenere dei buoni risultati, questa guida pratica su “come usare una fotocamera reflex digitale” è esattamente quella che fa per voi.

Ciò che distingue le Reflex dalle altre tipologie di fotocamere digitali, è la caratteristica di lasciare al fotografo la libertà di impostare qualsiasi parametro di scatto, garantendogli così il massimo controllo su ogni aspetto dell’immagine, dalla messa fuoco all’esposizione, dal bilanciamento del bianco alla sensibilità ISO.

Tuttavia, per ottenere risultati soddisfacenti, possedere una Reflex non basta: è altresì necessaria una buona padronanza dello strumento, nonché una buona conoscenza dei principi della fotografia, sia dal punto di vista tecnico che artistico.

In questa guida su Come Usare una Reflex, ci occuperemo della parte più “pratica” della fotografia, e cercheremo di fornire a chi ha da poco acquistato la sua prima fotocamera Reflex, un buon punto di partenza che permetta di iniziare ad utilizzarla con soddisfazione.

Ogni Reflex digitale è diversa dall’altra, ed inevitabilmente determinate funzionalità assumono un nome diverso a seconda del produttore; le principali caratteristiche sono comunque comuni a qualsiasi fotocamera, e per sapere come gestire una specifica impostazione sulla vostra Reflex, basterà consultare il manuale di istruzioni dello specifico modello.

Prima di cominciare, riteniamo opportuno riprendere i concetti di base della fotografia, con particolare riferimento all’esposizione.

1. La Corretta Esposizione

Ottenere una corretta esposizione, significa essenzialmente riprendere una scena riproducendo il suo esatto livello di luminosità.

Qualunque sia la scena che intendete fotografare, essa sarà illuminata da una determinata quantità di luce che dovrà essere catturata dal sensore della Reflex, affinché la scena venga correttamente riprodotta. Se il sensore catturasse meno luce del necessario, avremmo una foto sottoesposta (quindi troppo scura), mentre nel caso opposto, se cioè il sensore catturasse più luce del dovuto, la foto risulterebbe sovraesposta (troppo chiara); rivedendo i vostri scatti, o quelli di un qualsiasi principiante, riscontrerete molto frequentemente problemi simili.

 

2. Il Tempo di Posa

Chi non è esperto di fotografia, tende spesso a considerare lo scatto come un’operazione istantanea, priva di una durata, ma di fatto non è così: per catturare la corretta quantità di luce, il sensore avrà bisogno di un determinato intervallo di tempo, detto ‘tempo di otturazione’ o ‘durata dell’esposizione’, che dipende in primo luogo proprio dalla quantità di luce presente nella scena: più essa è buia, maggiore sarà il tempo di posa necessario.

Supponiamo di voler immortalare un paesaggio naturale: scattando in pieno giorno, la luce che illumina la scena sarà molto intensa, e ciò permetterà al sensore della Reflex di catturare l’immagine con un tempo di esposizione brevissimo, come ad esempio 1/500 di secondo.

Col calare del sole, però, la luce naturale diverrà più debole, e di conseguenza il sensore avrà bisogno di tempi più lunghi per catturare la quantità di luce necessaria a riprodurre correttamente la scena, come ad esempio 1/2 di secondo.

Quando il nostro paesaggio sarà quasi completamente buio, i tempi di posa necessari per ottenere una corretta esposizione si allungheranno ulteriormente, arrivando anche a 20 – 30 secondi o anche diversi minuti.

In ogni caso, non dovrete essere voi a preoccuparvi di misurare la quantità di luce presente nella scena: un componente interno della fotocamera, detto ‘esposimetro‘, la misurerà per voi, e suggerirà in automatico anche il tempo di posa necessario.

In realtà, il discorso è un po’ più complesso, poiché la corretta esposizione, oltre che dal tempo di posa, dipende anche da altri due fattori, ossia l’apertura del diaframma e la sensibilità della pellicola, che nelle fotocamere digitali è più propriamente detta ‘Sensibilità ISO‘.

 

3. Il Diaframma

Il Diaframma è situato all’interno degli obiettivi: si tratta di un foro dal diametro variabile, che regola la quantità di luce che raggiungerà il sensore della fotocamera. ‘Aprire’ il diaframma significa aumentarne il diametro e quindi lasciar passare una maggiore quantità di luce, mentre ‘chiuderlo’, al contrario, significa ridurre il suo diametro e di conseguenza la quantità di luce che colpirà il sensore.

Il Diaframma si può aprire o chiudere portandolo su determinate soglie, dette ‘Stop’, che nello specifico sono: 1 – 1,4 – 2 – 2,8 – 4 – 5,6 – 8 – 11 – 16 – 22 – 32; passando da ognuna di queste aperture (indicate con la lettera ‘f’) a quella successiva o precedente, raddoppia o si dimezza la quantità di luce che filtrerà, andando poi a colpire il sensore. Portando quindi il diaframma da f8 ad f11 (chiudendo di 1 Stop) si dimezzerà la quantità di luce che raggiungerà il sensore, mentre portandolo da f4 ad f2 (aprendo di 2 Stop) la si quadruplicherà.

Anche il tempo di posa, di cui abbiamo parlato prima, si può impostare su determinati Stop, ognuno dei quali rappresenta una durata doppia rispetto al precedente; alcuni ‘tipici’ tempi di posa sono 1/1000 (un millesimo di secondo), 1/60 (un sessantesimo di secondo), ½ (mezzo secondo) o 15” (quindici secondi); a seconda del vostro modello di Reflex, potrete utilizzare un range più o meno ampio di tempi di posa, che di solito va quantomeno da 1/4000 a 30”.

Un’altra funzione del diaframma è quella di controllare la profondità di campo, ossia l’estensione della messa a fuoco: infatti, maggiore sarà l’apertura del diaframma (valori di ‘f’ bassi), minore sarà la messa a fuoco; al contrario, chiudendo il diaframma (valori di ‘f’ più alti) la profondità di campo sarà più estesa.

 

4. Il rapporto Tempo / Diaframma

Il Diaframma si comporta dunque come una valvola posta tra la scena da riprendere ed il sensore della Reflex, ed è per questo che la durata dell’esposizione deve anche tenere conto dell’apertura: ad un’apertura molto ampia filtrerà più luce, e di conseguenza basteranno tempi più brevi per esporre correttamente il sensore della Reflex; chiudendo invece il diaframma e portandolo dunque a valori di ‘f’ più alti, saranno al contrario necessari tempi più lunghi per ottenere una corretta esposizione; in particolare, per ogni Stop di chiusura del diaframma, bisognerà ‘compensare’ aumentando di uno Stop il tempo di esposizione, e viceversa.

Il concetto potrebbe risultare poco comprensibile, e per questo si fa spesso ricorso alle più svariate metafore; noi utilizzeremo quella della bacinella.

Immaginiamo di dover riempire una bacinella (il sensore della Reflex) con 5 litri d’acqua (che rappresentano la corretta esposizione): una volta posto il recipiente sotto il rubinetto, possiamo aprire quest’ultimo (che rappresenta il diaframma) al massimo, così da riempire la nostra bacinella in un determinato lasso di tempo, poniamo 1 minuto. Dimezzando l’apertura del rubinetto – diaframma, invece, per riempire la bacinella occorreranno due minuti, e chiudendo ulteriormente fino ridurre il flusso d’acqua a poche gocce, potrebbero rendersi necessarie anche diverse ore per riempire la bacinella.

Torniamo quindi ad una situazione pratica, come il paesaggio naturale che abbiamo ipotizzato prima: volendo scattare in pieno giorno, e quindi con molta luce, l’esposimetro della nostra Reflex ci suggerirà dei valori tempo/diaframma per ottenere una corretta esposizione, come ad esempio 1/500” ad f/8.

Questi valori porterebbero ad una giusta luminosità dell’immagine (una corretta esposizione), ma una tale apertura del diaframma, determinerebbe una profondità di campo non molto estesa, che rischierebbe di lasciare fuori fuoco gli elementi in primo piano. Il vantaggio di possedere una Reflex è proprio quello di poter variare tali valori, e nel caso specifico abbiamo la possibilità di ottenere un’esposizione altrettanto corretta (ma una profondità di campo più estesa) chiudendo il diaframma di 1 Stop, portandolo quindi ad f/11, ed aumentando di conseguenza il tempo di posa di 1 Stop, passando dunque a 1/250”; se poi vogliamo aumentare ulteriormente la profondità di campo, possiamo chiudere ulteriormente il diaframma di un altro Stop, arrivando dunque ad f/16 e compensando ancora l’esposizione, che arriverebbe a questo punto ad 1/125”.

Dopo il tramonto, la luce che illumina il nostro paesaggio sarà molto più debole, e a questo punto, l’esposimetro consiglierà valori ben diversi per ottenere un’esposizione corretta, come ad esempio 1/2” ad f/8; anche in questo caso, partendo dai questi valori, possiamo variare tempi e diaframmi per ottenere allo stesso tempo la corretta esposizione ed un’ampia profondità di campo: chiudendo il Diaframma ad f/16, dovremo compensare l’esposizione di 2 stop, passando adesso da mezzo secondo a 2 secondi.

 

5. La sensibilità ISO

Il terzo ed ultimo fattore che determina la corretta esposizione è la sensibilità ISO. Senza scendere in tecnicismi, diciamo che è possibile impostare la sensibilità del sensore su diversi livelli, che anche in questo caso vengono misurati in Stop, e che rappresentano ognuno il doppio di quello precedente: 100 ISO, 200 ISO, 400 ISO, etc, fino ad arrivare ad un valore massimo che varia da Reflex a Reflex, come ad esempio 25.600 ISO.

Posta una determinata coppia di valori tempo/diaframma, aumentare la sensibilità ISO di ogni Stop (passando ad esempio da 200 a 400 ISO) significa raddoppiare la quantità di luce che effettivamente sarà catturata dal sensore, dando di conseguenza la possibilità di dimezzare i tempi (1 Stop in meno) senza variare il diaframma, o al contrario intervenire sul diaframma senza alterare il tempo di posa.

È ormai scesa la notte sul nostro ipotetico paesaggio, e l’esposimetro della Reflex ci suggerisce ora come parametri per l’esposizione 15” ad f/8; per avere a fuoco tutta la scena, però dovremmo chiudere ad f/16, e di conseguenza portare il tempo di posa a 60” (1 minuto); la maggior parte delle Reflex, però, non consente di scattare a tempi superiori a 30” (se non servendosi della posa Bulb); cosa fare? Semplice: aumentiamo la sensibilità ISO di 1 Stop, portandola da 100 a 200; in questo modo, il tempo di posa necessario si dimezzerà, e potremo scattare la nostra foto in 30”, f/16 e 200 ISO.

Altra tipica situazione nella quale si consiglia di aumentare la sensibilità ISO è quando, scattando con poca luce e non potendo aprire ulteriormente il diaframma, si necessitano di tempi più lunghi per evitare foto mosse, scattando ad esempio in interni o riprendendo soggetti in rapido movimento.

In ogni caso, all’aumentare della sensibilità ISO diminuisce la qualità d’immagine, a causa del maggiore rumore digitale (la grana) che si genera. Ogni modello di Reflex ha una specifica resistenza al rumore, ma solitamente, ai valori ISO più alti, la qualità d’immagine risulterà decisamente scadente.

 

6. L’esposimetro

Abbiamo detto che l’esposimetro è quello strumento che si occupa di determinare la quantità di luce che illumina ogni scena, suggerendo dei valori di esposizione ‘di partenza’.

Ogni Reflex consente di effettuare questa misurazione in tre diverse modalità: “Spot”, “Media pesata al centro” o “Matrix”, ed il fotografo dovrebbe stabilire quale utilizzare in base alla tipologia di foto che intende scattare.

– In modalità Spot, la misurazione è effettuata solo nell’area centrale della scena (meno del 5% dell’inquadratura) o sul preciso punto di messa a fuoco, nel tentativo di esporre correttamente per il soggetto; una variante è la misurazione “Semi-Spot”, non disponibile su tutti i modelli di Reflex, che misura l’esposizione al centro considerando però un’area un po’ più ampia.

– In modalità Media pesata al centro (o “Media ponderata al centro”), l’intensità della luce è misurata sull’intero fotogramma, ma nel calcolo dell’esposizione viene dato un maggior peso ai valori rilevati nell’area centrale.

– La modalità Matrix (detta anche “valutativa”) è attualmente quella più frequentemente utilizzata: in questo caso la lettura viene effettuata sull’intero fotogramma, ma per il calcolo della corretta esposizione vengono considerate anche altre variabili, come la distanza dal soggetto o i colori.

 

7. Correggere l’esposizione

Nessun esposimetro è comunque infallibile, e capiterà spesso, anche utilizzando le migliori Reflex, di ottenere foto troppo chiare o troppo scure; esistono diverse strategie per evitare esposizioni sbagliate (oltre all’elaborazione digitale correttiva): qualsiasi Reflex dà infatti la possibilità di correggere l’esposizione suggerita dall’esposimetro fino ad ottenere un’immagine dalla corretta luminosità; nelle modalità di scatto P, A ed S (delle quali parleremo nel prossimo paragrafo), il fotografo ha la possibilità di compensare l’esposizione in una certa misura, che a seconda della Reflex in questione varia dai 3 ai 5 Stop.

Un metodo piuttosto efficace per essere certi di ottenere una corretta esposizione, è quello di avvalersi del “Bracketing“: questa funzione, disponibile su qualsiasi Reflex, permette di scattare automaticamente 3 foto consecutive della stessa inquadratura, che differiscono l’una dall’altra per i valori di esposizione: una foto sarà scattata coi valori di esposizione suggeriti dall’esposimetro, una foto sarà sovraesposta rispetto a tali valori ed una sottoesposta: è anche possibile scegliere di quanti Stop variare l’esposizione rispetto ai valori di partenza, anche in questo caso in termini di “Stop”.

 

8. Le modalità di scatto delle Reflex

Ogni modello di fotocamera Reflex consente di scattare quantomeno in quattro diverse modalità:

  • P (“Programma”)
  • A (“Priorità di Diaframma”)
  • S (“Priorità di Tempi”)
  • M (modalità “Manuale”)

A queste si aggiungono la modalità “Automatica” e una lunga serie di modalità “Scena”, presenti su tutte le Reflex amatoriali.

Scattare in una determinata modalità piuttosto che in un’altra, rende più semplice impostare i corretti valori tempo/diaframma in base al genere di foto che intendiamo realizzare, ma non esiste una modalità specifica per ogni foto e, considerando le tre principali modalità di scatto (A, S ed M), sarà comunque possibile realizzare con ognuna di esse qualsiasi tipo di foto; inoltre, qualunque sia la modalità di scatto scelta, l’esposimetro della Reflex suggerirà in ogni caso una corretta esposizione.

– Utilizzando la modalità Automatica, il fotografo non potrà intervenire sui valori di partenza stabiliti dall’esposimetro, e se da un lato ciò garantisce di ottenere una corretta esposizione, dall’altro impedisce sia di gestire la profondità di campo (per la quale sarebbe necessario controllare il diaframma), sia di ottenere qualsiasi effetto creativo, impostando ad esempio un tempo più breve o più lungo. Si tratta di una modalità adatta a chi si è appena affacciato alla fotografia, ma utilizzarla abitualmente su una Reflex, significherebbe non sfruttare appieno il proprio apparecchio.

– La modalità P, concede qualche libertà in più al fotografo, che partendo sempre da una determinata coppia di valori tempo/diaframma calcolata dall’esposimetro, potrà girare la ghiera per stabilire valori alternativi e potrà compensare l’esposizione per ottenere foto più chiare o più scure rispetto a quanto suggerito; sarà inoltre possibile variare il Bilanciamento del Bianco e la Sensibilità ISO.

– La modalità A (“AV” sulle Reflex Canon) è probabilmente quella più utilizzata dai fotografi esperti, soprattutto dai paesaggisti: basandosi sui valori letti dall’esposimetro, la modalità a Priorità di Diaframma, consente al fotografo di stabilire una determinata apertura, ed imposta di conseguenza il tempo di otturazione necessario per una corretta esposizione; girando la ghiera, il fotografo aprirà o chiuderà il diaframma, e la fotocamera ricalcolerà immediatamente il tempo di otturazione necessario. Compensando l’esposizione, si agirà sul tempo di posa, mentre l’apertura del diaframma resterà invariata.

– La modalità S (“Tv” sulle Reflex Canon) è l’opposto della modalità A, ed è usata soprattutto per foto sportive o di azione: in questo caso, il fotografo stabilisce un determinato tempo di posa e la Reflex imposterà l’apertura del diaframma di conseguenza; girando la ghiera è possibile cambiare il tempo di otturazione, ed il corretto diaframma sarà calcolato automaticamente. Compensando l’esposizione, verrà cambiata l’apertura del diaframma, mentre il tempo di posa resterà invariato.

In modalità Manuale, il fotografo imposterà manualmente sia il tempo di posa che l’apertura di diaframma con la massima libertà: l’esposimetro misurerà in ogni caso la quantità di luce presente nella scena, ma si limiterà a segnalare (in termini di Stop) di quanto questo valore si discosti dai parametri scelti manualmente; questa modalità risulta particolarmente utile in tutte quelle situazioni nelle quali l’esposimetro della fotocamera rischia di sbagliare la misurazione, o quando per ottenere un effetto creativo, è necessario utilizzare parametri di scatto molto diversi da quelli suggeriti.

Gli automatismi delle modalità S, A ed M, riguardano comunque solo la coppia tempo e diaframma, mentre la sensibilità ISO dovrà essere impostata manualmente sul valore più idoneo o su ‘Auto’, lasciando alla Reflex il compito di stabilire arbitrariamente un valore adatto.

Le modalità Scena variano da modello a modello, e promettono di impostare i parametri di scatto più idonei per una lunga serie di situazioni; sono presenti su tutte le Reflex amatoriali ed anche su molti modelli semi-professionali.

Si tratta di modalità abbastanza inutili: scattando ad esempio in modalità ‘Controluce’, la Reflex effettuerà una sovraesposizione per tentare di esporre correttamente il soggetto in primo piano, scattando in modalità ‘Sport’, la Reflex prediligerà tempi molto brevi per scongiurare il rischio di mosso, in modalità ‘Paesaggio’ utilizzerà invece diaframmi chiusi per ottenere una profondità di campo più estesa, e così via… In realtà, queste modalità limitano enormemente la creatività del fotografo, e basterebbe una conoscenza di base della tecnica fotografica per ottenere risultati sicuramente migliori in modalità A o S.

 

9. Il Bilanciamento del Bianco

Per comprendere il concetto di “Bilanciamento del bianco“, immaginate di prendere un foglio di carta e di osservarlo prima alla luce diretta del sole e poi illuminato da una comune lampadina, cercando di stabilire, in entrambi i casi, quale colore appaia.

Probabilmente, in entrambe le situazioni sarete tentati di affermare che il foglio di carta resti di colore bianco, e dato che i vostri occhi non sono il sensore di una Reflex, avrete probabilmente ragione.

In effetti, il colore di una superficie dipende da quello della luce che lo illumina, ed un foglio bianco diverrà dunque presumibilmente giallo se illuminato da una abat-jour, arancione se illuminato dalla luce del tramonto, e così via.

Se ai nostri occhi il foglio appare sempre e comunque bianco, è perché il nostro cervello si adatta automaticamente ed efficientemente alle condizioni di luminosità di un determinato ambiente, ma ciò non avviene quando l’immagine è catturata dal sensore di una fotocamera, e per ottenere una foto dai colori naturali, dovremo in questo caso effettuare il bilanciamento del bianco.

Scegliere il bilanciamento del bianco più adatto ad una determinata scena permetterà di compensare il colore della luce che la illumina secondo parametri preimpostati dalla Reflex, restituendo così agli oggetti ripresi, il loro colore originario, quello cioè che mostrerebbero se fossero illuminati da una luce bianca.

Ad esempio, scegliendo come bilanciamento del bianco l’impostazione ‘Incandescenza’, la Reflex correggerà i colori dell’immagine applicando una tonalità decisamente fredda, proprio per compensare quella calda delle lampadine ad incandescenza; nel caso di foto scattate in una giornata nuvolosa, l’impostazione ‘Nuvoloso’ renderà le tonalità della foto leggermente più calde, e la correzione si fa più decisa scegliendo ‘Ombre’ o ‘Tungsteno’. È possibile affidarsi anche in questo caso alle regolazioni automatiche della Reflex, scegliendo la relativa impostazione (solitamente “AWB”, dall’inglese “Automatic White Balance”), così come è possibile stabilire una correzione arbitraria, espressa in gradi Kelvin.

Tuttavia, il consiglio è quello di scattare in modalità AWB ed in formato Raw (del quale parleremo a breve): in questo modo sarà possibile applicare il bilanciamento del bianco più idoneo in post-produzione tramite i programmi di fotoritocco, beneficiando di un maggiore controllo.

Una considerazione: non necessariamente il colore della luce deve essere corretto, e l’esempio più evidente è costituito dalle foto scattate al tramonto: in questo caso, le tonalità calde del sole falserebbero tecnicamente i colori del soggetto, ma il risultato è di norma molto gradito.

 

10. Il formato di immagine: Jpeg o RAW?

Ogni Reflex dà la possibilità di scattare in due diversi formati d’immagine, ossia RAW e Jpeg. Il formato Jpeg consente di ottenere foto già ‘pronte’, che possono essere subito visualizzate su qualsiasi dispositivo ed immediatamente utilizzate per qualunque scopo; queste immagini, però, limitano enormemente le possibilità di intervento in post-produzione.

RAW” è un termine inglese traducibile con ‘grezzo’, ‘inalterato’, ed in fotografia si riferisce appunto alle immagini memorizzate sulla scheda di memoria della Reflex senza subire alcuna compressione. Le immagini in formato RAW contengono molti più dati (in termini di profondità di colore), il che permette di operare elaborazioni molto più spinte in post-produzione: sarà possibile, come già accennato, cambiare a posteriori il bilanciamento del bianco, si potrà schiarire un’immagine sottoesposta preservandone la qualità, si potranno (entro certi limiti) recuperare anche le zone dell’immagine eccessivamente sovraesposte (in gergo ‘bruciate’), potrete regolare agevolmente contrasto e saturazione ed a seguito di una buona elaborazione digitale, si potrà ottenere, in definitiva, una qualità d’immagine più elevata.

Tuttavia, scattare in RAW presuppone una buona dimestichezza coi programmi di fotoritocco, ed è bene considerare che i file in questo formato sono più pesanti di quelli in Jpeg, il che determina un più rapido esaurimento dello spazio disponibile sulla scheda di memoria.

La maggior parte delle Reflex, presenta l’interessante caratteristica di poter scattare la stessa foto sia in formato RAW che Jpeg: ciò riempirà ancor più velocemente la scheda di memoria, ma d’altro canto potrebbe costituire un ottimo escamotage per i meno esperti, finché non conquistino una buona dimestichezza col formato RAW.

 

11. La messa a fuoco

Ogni moderna fotocamera Reflex dispone di un efficiente autofocus in grado di mettere a fuoco un soggetto in tempi brevissimi (a patto di utilizzare obiettivi adeguati); prima di parlare dell’autofocus, precisiamo comunque che in molte situazioni, i fotografi più esperti prediligono la messa a fuoco manuale, regolabile tramite l’apposita ghiera presente su qualsiasi obiettivo. Ciò è particolarmente utile nei paesaggi, quando tutta la scena deve essere perfettamente a fuoco, oppure in caso di foto Macro, che necessitano di un’elevata precisione, raggiungibile solo con la messa a fuoco manuale abbinata al Live View.

– L’autofocus di ogni Reflex dispone di un determinato numero di punti di misurazione, visualizzabili nel mirino e sui quali è possibile mettere a fuoco: si va dai 9-10 delle fotocamere più economiche agli oltre 150 dei corpi professionali; per mettere a fuoco, su qualsiasi Reflex, è sufficiente premere a metà il pulsante di scatto.

Il fotografo ha la possibilità di ‘attivare’ uno specifico punto AF, in modo tale che la fotocamera metta a fuoco esclusivamente in corrispondenza di quel determinato punto (solitamente quello centrale, che è più sensibile); in alternativa si può scegliere di attivare tutti i punti disponibili, lasciando stabilire alla fotocamera quello in corrispondenza del quale calcolare la messa a fuoco. Alcuni modelli offrono la possibilità di stabilire un’area AF dinamica: in questo caso sarà selezionato manualmente uno specifico punto AF, ma nel caso la fotocamera rilevasse un movimento da parte del soggetto, attiverebbe automaticamente anche quelli adiacenti. Utilizzando invece la funzione ‘Tracking’, se disponibile, una volta messo a fuoco un soggetto (e mantenendo premuto a metà il pulsante di scatto), la fotocamera sarà in grado di individuare i suoi movimenti ed ‘inseguirlo’ nell’inquadratura.

Oltre ad impostare l’Area AF più adatta alla situazione, è fondamentale scegliere la modalità di autofocus più consona al soggetto da riprendere; tutte le Reflex in commercio offrono oggi tre diverse modalità: “AF singolo”, “AF continuo”, ed “AF automatico”.

– In modalità AF Singolo (indicato con “AF-S” su Nikon e “One Shot” su Canon), il fotografo metterà a fuoco tenendo premuto il pulsante di scatto a metà, ed una volta che la fotocamera avrà raggiunto la messa a fuoco la bloccherà; in questo modo, dopo aver messo a fuoco il soggetto, si avrà la possibilità di modificare l’inquadratura per ottenere una composizione più piacevole (a patto di non rilasciare il pulsante di scatto).

– In modalità AF continuo (indicato con “AF-C” su Nikon e “AI Servo” su Canon), la fotocamera continuerà invece a calcolare la messa a fuoco fintanto che il pulsante di scatto sarà pigiato a metà; questa modalità consente di correggere in tempo reale la messa a fuoco nel caso il soggetto si muovesse (basterà mantenere il soggetto in corrispondenza del punto AF stabilito e non rilasciare il tasto di scatto); tuttavia, l’autofocus continuo non consente di correggere la composizione dopo aver trovato la corretta distanza di messa a fuoco, poiché modificando l’inquadratura il punto AF non si troverebbe più in corrispondenza del soggetto, e la messa a fuoco avverrebbe in un’area non desiderata.

Viene da sé che l’AF Continuo è utilizzato maggiormente nel caso di foto d’azione, quando è prevedibile che il soggetto si possa muovere velocemente, mentre l’AF singolo è più utilizzato in caso di soggetti statici.

L’AF Automatico (“AF-A” su Nikon o “AI Focus” su Canon) costituisce una via di mezzo tra le due modalità: la fotocamera si comporta come se fosse impostata su AF Singolo, ma passa ad AF Continuo nel momento in cui dovesse rilevare dei movimenti da parte del soggetto; si tratta comunque di una modalità poco utilizzata, anche considerando la sua scarsa efficienza sulla maggior parte delle Reflex.

 

12. L’autoscatto e lo Scatto Remoto

Se per quanto riguarda le foto ricordo, l’autoscatto è solitamente utilizzato per dare anche al fotografo la possibilità di rientrare nell’inquadratura, il suo utilizzo sulle Reflex risulta di fondamentale importanza per ottenere scatti nitidi quando si rendono necessarie lunghe esposizioni, o quando si scatta ad una focale particolarmente lunga.

In queste situazioni, le vibrazioni causate dalla pressione del pulsante di scatto da parte del fotografo potrebbero portare ad una foto mossa, ed è per questo che, dopo aver posizionato la fotocamera sul treppiedi, i fotografi più esperti fanno uso del Timer, che consente di ritardare lo scatto di alcuni secondi ed iniziare dunque a riprendere la scena senza nemmeno sfiorare la Reflex. Un’alternativa può essere quella di usare un dispositivo per azionare lo scatto a distanza (lo scatto remoto): esistono sia congegni collegati alla Reflex da un cavo che wireless (ad infrarossi).

 

13. Il Flash Integrato

La presenza di un flash incorporato è data per scontata su qualsiasi tipologia di macchina fotografica amatoriale, dalle compatte alle Reflex “entry-level”. Con il suo potentissimo lampo che va ad illuminare la scena, il flash integrato permette di scattare foto correttamente esposte anche nella completa oscurità ma, principalmente per due motivi, non viene mai usato dai professionisti (che utilizzano invece flash esterni od altri sistemi di illuminazione) e infatti, molto spesso, le Reflex professionali ne sono sprovviste.

Il flash incorporato ha una portata limitata, che può arrivare solo a pochi metri dalla fotocamera e di conseguenza, utilizzandolo, ci si ritroverebbe verosimilmente con uno sfondo completamente buio. Inoltre, non essendo orientabile, il flash incorporato illumina il soggetto frontalmente, il che origina scatti “piatti”, privi di quella tridimensionalità che solo un’illuminazione laterale può garantire (grazie al graduale passaggio da luci ad ombre). Insomma, il flash integrato può certamente essere utilizzato per le foto ricordo in condizioni nelle quali sarebbe altrimenti impossibile scattare, ma porta nella quasi totalità dei casi, a foto semplicemente inguardabili per chiunque abbia una qualche pretesa artistica.

Speriamo che questa guida pratica su Come Usare una Reflex Digitale via sia stata di aiuto e lo Staff di FotocameraTop.it vi augura una Buona Fotografia !

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