La fotografia è un hobby che negli ultimi anni ha coinvolto sempre più persone, probabilmente anche in virtù del notevole abbassamento dei prezzi dovuto alle fotocamere digitali.

Molti possessori di una macchina fotografica, dopo aver scattato le prime fotografie, iniziano a domandarsi quali accorgimenti sia possibile prendere per migliorare i propri scatti, trasformandoli da semplici “foto ricordo” ad immagini dalla valenza artistica.

La cosa curiosa è che fin troppo spesso, allo scopo di ottenere foto migliori col minimo sforzo, ci si affretti ad acquistare una fotocamera più costosa o magari un obiettivo di ultima generazione, mentre è piuttosto raro che ci si impegni semplicemente a sfruttare al massimo l’attrezzatura di cui si dispone.

Con questo non vogliamo certo negare i pregi delle fotocamere più evolute, ma deve anche essere chiaro che l’attrezzatura, per quanto costosa, non sia altro che un semplice strumento, ed ottenere scatti soddisfacenti presuppone una buona conoscenza dei principi basilari della fotografia, oltre che una certa esperienza.

In questa guida su “Come fare belle Foto“, rivolta soprattutto ai principianti, cercheremo di dare alcuni semplici consigli che vi permetteranno di migliorare le vostre foto e soprattutto di scattare con una maggiore consapevolezza; vi sorprenderete forse nel notare che, nella maggior parte dei casi, si tratta di accorgimenti che danno i propri frutti indipendentemente dall’attrezzatura utilizzata, sia che si tratti di una compatta economica, sia che si tratti di una Reflex professionale.

Suddivideremo questa guida in tre parti principali, analizzando i tre aspetti fondamentali della fotografia: la Tecnica, la Composizione e la Luce.

1. La Tecnica Fotografica

La tecnica fotografica è un argomento piuttosto complesso, ma che ruota principalmente attorno ai tre parametri che determinano l’esposizione: tempo di otturazione, apertura del diaframma e sensibilità ISO.

In questa prima parte della guida vedremo come, agendo su tali impostazioni, sia possibile evitare i più comuni difetti che possono manifestarsi in una fotografia, mostrando allo stesso tempo che padroneggiando i medesimi parametri sia possibile ottenere qualsiasi tipo di effetto creativo.

Il difetto più comunemente riscontrato negli scatti dei principianti, è probabilmente costituito dalle foto mosse: ciò si verifica quando si scatta in condizioni di scarsa luminosità, come in un ambiente chiuso o dopo il calare del sole.

In queste situazioni, il sensore della macchina fotografica avrà bisogno di un tempo relativamente lungo per catturare la luce che illumina la scena, e scattando a mano libera (senza treppiedi o altri supporti) i movimenti, seppure impercettibili, delle nostre mani causano, appunto, il mosso.

Per ovviare a questo problema, la soluzione più semplice è quella di utilizzare un treppiedi, che costituisce uno strumento irrinunciabile per qualsiasi appassionato di fotografia, anche considerando che di norma le migliori condizioni di luce si manifestano proprio al tramonto, all’alba o al crepuscolo.

Tuttavia, non sempre si può fare uso del treppiedi, e comunque questo strumento può essere risolutivo solo per quanto riguarda i movimenti della fotocamera (o del fotografo che la impugna), mentre non può essere di alcun aiuto se a muoversi è il soggetto stesso; in queste situazioni, possiamo agire modificando l’apertura del diaframma la sensibilità ISO.

Aumentando la sensibilità e portandola dai 100 ISO di base a valori più elevati (come 800 ISO o 3200 ISO), la fotocamera avrà bisogno di tempi più rapidi per catturare l’immagine, offrendo maggiori possibilità di ottenere foto nitide.

Un altro parametro che può esserci utile in questa situazione è il diaframma: maggiore è la sua apertura (e quindi minore il valore di “f”), più luce filtrerà attraverso l’obiettivo raggiungendo il sensore e, di conseguenza, più brevi saranno i tempi necessari alla fotocamera per esporre correttamente la foto.

In ogni caso, sia aumentare la sensibilità ISO che aprire maggiormente il diaframma ha un prezzo: ad alti ISO, infatti, la qualità d’immagine si riduce notevolmente a causa del rumore digitale, mentre un diaframma molto aperto determina una profondità di campo limitata.

Utilizzando una Fotocamera Reflex sarà sempre possibile variare questi parametri a proprio piacimento, mentre una compatta concede al fotografo molte meno libertà: raramente è possibile controllare pienamente il diaframma, mentre solitamente si può impostare la sensibilità ISO, ma va detto che il minuscolo sensore di cui sono dotate le compatte risente ancor di più del rumore digitale, e già a 200-400 ISO la foto presenterà una qualità molto scadente.

Variare sensibilità ISO o apertura del diaframma si rivela utile in molte situazioni, ma nemmeno questo basterà ad ottenere foto nitide quando la luminosità è molto debole; in questo caso, se non si dispone di un sistema di illuminazione esterno, non si può far altro che ricorrere al flash integrato nella fotocamera, sebbene per motivi che descriveremo più avanti, non ci si possa aspettare in questo caso un risultato particolarmente piacevole.

Un altro classico difetto che si può riscontrare nelle foto dei principianti è una “sovraesposizione” (una foto troppo chiara) o una “sottoesposizione” (una foto troppo scura). Questo problema è dovuto ad un errato calcolo dell’esposizione da parte dell’esposimetro, il dispositivo interno alla fotocamera che misura la quantità di luce presente nella scena e suggerisce i parametri di scatto più appropriati.

In particolare, l’esposimetro tende a “confondersi” quando nella scena sono presenti forti contrasti, in presenza cioè di zone di luminosità intensa e zone di ombre scure.  Fortunatamente, le fotocamere digitali consentono di visionare immediatamente la foto appena scattata e sarà dunque semplice individuare tempestivamente un problema di esposizione per poi ripetere lo scatto. Già, ma come agire?
Nel caso la vostra fotocamera compatta non vi consentisse di variare i parametri di esposizione, una soluzione efficace potrebbe essere quella di ripetere lo scatto da una diversa angolazione, o ponendo il soggetto in una posizione diversa.

Ipotizziamo ad esempio che, in una classica foto ricordo delle vacanze, il nostro compagno di viaggio in primo piano appaia nella foto completamente scuro; escludendo eccezionali abbronzature, ciò è probabilmente dovuto alla presenza alle sue spalle di una luce molto forte (tipicamente il sole) o di una superficie molto più luminosa del primo piano.

In questo caso chiederemo al nostro amico di posizionarsi in un’altra zona facendo sì che vengano escluse dall’inquadratura le luci più forti, oppure potremo inquadrarlo da una diversa posizione.

In alternativa, possiamo provare a forzare la macchina fotografica ad utilizzare il flash integrato, il cui lampo dalla portata limitata illuminerà solamente il primo piano, cioè proprio la parte della foto sottoesposta.

Il discorso è diverso utilizzando una fotocamera Reflex o una compatta evoluta, che consenta di variare i parametri di scatto. In questo caso avremo la possibilità di ripetere lo scatto aumentando o diminuendo i valori di esposizione, così da ottenere una foto più chiara o più scura.

Nel caso il nostro soggetto risulti troppo scuro, quindi, compenseremo l’esposizione su valori positivi, aumentando il tempo di posa, l’apertura del diaframma o la sensibilità ISO (e lasciando invariati gli altri due valori).

Viceversa, se il soggetto è sovraesposto, abbasseremo il valore di esposizione chiudendo il diaframma, abbassando la sensibilità ISO o diminuendo il tempo di posa.
La procedura che consente di aumentare o diminuire i valori di esposizione rispetto a quanto suggerito dall’esposimetro prende il nome di “compensazione dell’esposizione“.

Abbiamo volutamente portato come esempi due situazioni nelle quali, variare i parametri di scatto risulti utile per ottenere un’immagine priva di evidenti difetti, ma vogliamo anche dimostrare come una volta conquistata una certa dimestichezza con i tre principali parametri di scatto, sarà facile non solo evitare banali errori come quelli che abbiamo analizzato, ma anche ottenere scatti dall’elevato impatto visivo, che non si limitino ad immortalare un momento significativo, ma riescano ad emozionare l’osservatore.

In effetti, non necessariamente aumentare il valore dell’esposizione serve a correggere un errore da parte dell’esposimetro: sovraesporre o sottoesporre può benissimo essere una precisa scelta del fotografo, così come quella di usare un tempo più o meno lungo.

Come noto, sebbene l’esposimetro suggerisca dei parametri di scatto precisi, possono in realtà essere utilizzate diverse coppie tempo/diaframma per ottenere una corretta esposizione, ed ognuna di queste porterà a risultati diversi, seppure accomunati dalla stessa luminosità.

Ipotizziamo di trovarci, durante un’escursione, difronte alle rovine di un’antichissima chiesetta: si tratta di un soggetto interessante e desideriamo immortalarlo; ormai è quasi buio, ed una volta inquadrata la chiesetta, l’esposimetro della fotocamera suggerisce come valori per una corretta esposizione 1/8” (un ottavo di secondo) ad f/5,6 ed ISO 800.

Tuttavia, 1/8” è un tempo troppo lungo per poter scattare a mano libera senza ottenere una foto mossa, f/5,6 corrisponde ad un’apertura di diaframma troppo ampia per poter avere tutto a fuoco ed ISO 800 è una sensibilità eccessivamente alta per garantire una buona qualità d’immagine. Tutto questo però, il fotografo inesperto non lo sa e tornerà purtroppo a casa con una foto mossa, fuori fuoco e non esente da rumore digitale.

Un fotografo che conosce le basi della fotografia si rende invece subito conto che non sarebbe possibile scattare a mano libera ad 1/8”, e non potendo ulteriormente aprire il diaframma (ciò consentirebbe di ottenere tempi più brevi ma ridurrebbe ulteriormente la profondità di campo), sarà costretto ad aumentare ancor di più la sensibilità della pellicola, scattando a 1/60, f/5,6 ed ISO 6400. La foto risultante non sarà mossa, ma a causa dell’altissima sensibilità ISO presenterà un’enorme quantità di rumore digitale e la profondità di campo sarà molto limitata.

Un fotografo esperto non è nuovo a questi problemi e sa che un treppiedi è indispensabile nella fotografia paesaggistica; dopo aver composto accuratamente l’immagine, chiuderà il diaframma ad f/11 per avere un’adeguata profondità di campo, si assicurerà che la sensibilità sia impostata sul valore minimo (ISO 100) e di conseguenza regolerà il tempo di otturazione su 4” (4 secondi). La foto risulterà correttamente esposta, priva di rumore digitale e completamente a fuoco, insomma, una foto tecnicamente corretta.

Esempio di Come Ottenere una Bella Foto

Un fotografo professionista si pone problemi di natura ben diversa: lui non uscirebbe nemmeno di casa senza il suo treppiedi e ad aumentare la sensibilità ISO non ci pensa neanche. Egli si chiede invece come rendere “unica” la propria foto, come diversificarla da tutte le altre immagini che sono state scattate allo stesso soggetto, in altre parole come possa valorizzare l’antica chiesetta di cui parlavamo prima, facendo tesoro delle proprie conoscenze.

Soffia un po’ di vento e le nuvole si muovono velocemente; il fotografo lo ha notato, ed imposta la sua Reflex per scattare a 30”, f/32 ed ISO 100. Effettuando un’esposizione di 30 secondi, il sensore catturerà il lento spostarsi dalle nuvole nel cielo durante tutto questo intervallo di tempo e l’immagine finale, che mostrerà le nuvole allungate nella direzione in cui soffia il vento, suggerirà appunto l’idea di movimento. L’intento di questo fotografo è piuttosto chiaro: richiamare l’idea del trascorrere del tempo sfruttando il moto delle nuvole in cielo per rimandare alla notevole antichità della chiesetta.

Questo esempio dovrebbe chiarire come il concetto di “bella” foto sia molto diverso da quello di foto “priva di difetti”.

La prossima volta che uscirete con la vostra fotocamera digitale, non accontentatevi di scattare con i valori di partenza suggeriti dall’esposimetro, ma cercate di capire a quali differenze possa portare scegliere un tempo di posa piuttosto che un altro o aprire e chiudere il diaframma.

Un esercizio utile può in effetti essere proprio quello di scattare la stessa foto diverse volte con parametri di scatto sempre diversi, per poi studiarle attentamente una volta tornati a casa. A questo proposito, è utile sapere che qualunque macchina fotografica conserva i parametri di scatto assieme al file immagine, e sarà dunque semplice visualizzarli accedendo tramite computer alle proprietà del file stesso.

L’esempio precedente contiene un’imprecisione, che ci siamo concessi per evitare di appesantire il discorso, e che ci offre un’ottima opportunità per affrontare un altro argomento di fondamentale importanza: la qualità d’immagine.

Abbiamo già detto che all’aumentare della sensibilità ISO viene progressivamente generata una maggiore quantità di rumore digitale; un altro fattore che determina, seppure in misura minore, la qualità d’immagine è l’apertura del diaframma che, per ottenere una foto ben definita e ricca di dettaglio, dovrebbe essere impostata su valori intermedi.

In generale, gli obiettivi più costosi garantiscono una buona qualità d’immagine anche a tutta apertura ed un’ottima qualità chiudendo di uno Stop; con obiettivi più economici potrebbe essere invece necessario chiudere anche di due o tre Stop rispetto all’apertura massima per ottenere foto ricche di dettaglio.

Inoltre, chiudendo eccessivamente il diaframma (valori più alti di f/16) la qualità d’immagine deteriorerà a causa della diffrazione e l’immagine apparirà decisamente morbida e povera di dettagli. La diffrazione è un fenomeno fisico, e pertanto si presenta su qualsiasi obiettivo, che sia economico o professionale.

In ogni caso, la minore qualità dovuta ad un diaframma troppo aperto è una controindicazione spesso accettata dai fotografi, pur di ottenere l’effetto artistico desiderato, ossia un tempo molto ridotto o una profondità di campo limitata.

È invece molto raro che si chiuda il diaframma oltre f/16 per ottenere tempi lunghi, anche perché esistono soluzioni specifiche per questa esigenza (i filtri ND) che non deteriorano la qualità d’immagine; per questo motivo, il fotografo professionista che abbiamo ipotizzato poc’anzi non avrebbe mai scattato realmente ad f/32.

2. L’Inquadratura e la Composizione

Al di là della tecnica, realizzare una bella foto significa essenzialmente riuscire a stabilire una certa armonia tra i diversi elementi della scena, conferendo la massima importanza al soggetto della foto.

Non ci sono formule magiche per ottenere una composizione efficace, ma un primo accorgimento che si può prendere è quello di inquadrare solo quanto realmente necessario ad esprimere ciò che volete comunicare; questo può voler dire rimuovere eventuali oggetti superflui che rientrano nell’inquadratura ma anche, per esempio, utilizzare una messa a fuoco selettiva per sfocare completamente lo sfondo e far sì che lo sguardo dell’osservatore si concentri sul soggetto della foto.

Importante è cercare di non limitarsi alla prima inquadratura che viene in mente, ma sforzarsi di osservare, anzi, “studiare” il soggetto da diversi punti di vista, così da individuare sia il suo lato migliore, sia il rapporto tra esso e gli altri elementi presenti nella scena da ogni singola angolazione.

Un parametro molto sottovalutato, a questo proposito, è la lunghezza focale: lo zoom della vostra macchina fotografica, o i vostri diversi obiettivi, non servono esclusivamente a riprendere soggetti distanti o scene molto ampie, ma anche per gestire la prospettiva di una determinata scena.

Un grandangolo avrà l’effetto di esagerare la prospettiva e di includere una porzione di sfondo maggiore, mentre un teleobiettivo consente di riprendere solo una minima parte dello sfondo, permettendo di eliminare facilmente eventuali elementi di disturbo; inoltre, a lunghe focali, la distanza tra i vari oggetti presenti nell’inquadratura risulterà appiattita, il che consente di ottenere effetti molto particolari.

Facciamo un esempio: immaginiamo di trovarci davanti ad un castello, di sera, mentre in cielo splende la luna piena. Inquadrando con un grandangolo da 20 mm di focale, notiamo che il castello copre metà dell’inquadratura, e la luna alle sue spalle appare (a causa dell’ampio angolo di campo del grandangolo) come un piccolo punto luminoso.

Prendiamo a questo punto dalla borsa fotografica un teleobiettivo da 400 mm, ed inquadriamo proprio la luna: a questa focale, essa apparirà molto grande, di dimensioni ben maggiori di quanto sarebbe percepibile ad occhio nudo, coprendo circa un terzo dell’inquadratura.

A questo punto, immaginiamo di allontanarci di 1-2 Km, e dalla nuova postazione inquadrare nuovamente il castello con alle spalle la luna, questa volta col teleobiettivo da 400 mm; la focale è molto maggiore, ma essendo al contempo aumentata la distanza dal soggetto, il castello apparirà ancora delle medesime dimensioni sul fotogramma, cioè metà dell’inquadratura; e la luna? Poiché, rispetto alla reale distanza che ci separa dal nostro satellite, un chilometro in più o in meno è trascurabile, la luna continuerà ad occupare un terzo del fotogramma, una dimensione simile a quella del castello, ed apparendo alle sue spalle creerà un effetto estremamente suggestivo.

Si tratta di un esempio estremo, peraltro difficilmente applicabile, ma dovrebbe chiarire come usare la lunghezza focale in modo creativo possa portare a risultati decisamente interessanti, e ciò è valido sia quando si parla di super-teleobiettivi come quello che abbiamo ipotizzato, sia quando si ha a disposizione il semplice zoom di una compatta.

Esistono in fotografia diverse regole che promettono di ottenere composizioni efficaci, e la più nota è senza dubbio la cosiddetta “regola dei terzi“, un adattamento della “sezione aurea” già usata dagli artisti dell’antica Grecia.

La regola dei terzi suggerisce di dividere ipoteticamente il fotogramma in nove sezioni, tracciando immaginariamente due linee orizzontali e due linee verticali equidistanti tra di loro; i quattro punti nei quali queste linee (chiamate “linee di forza”) si intersecano sono detti “punti focali”, ed è proprio in loro corrispondenza che va posizionato il soggetto della foto. Si tratta di una regola molto versatile che si adatta grossomodo a tutti i generi fotografici.

Nella fotografia paesaggistica, si tende a far coincidere la linea dell’orizzonte con una delle due linee di forza, e più precisamente quella inferiore se si vuole conferire maggiore importanza al cielo, e quella inferiore se si vuole invece far risaltare la terra (o il mare); i soggetti di maggiore importanza saranno invece posti in corrispondenza dei punti focali.

Nel ritratto, quando il soggetto riempie l’inquadratura, ad essere posto in corrispondenza di un punto focale è solitamente un suo occhio, considerato il particolare di maggiore interesse.
Se il ritratto è ambientato (ci riferiamo anche a foto di animali nel loro ambiente), sarà opportuno posizionare il soggetto in corrispondenza di un punto focale, e si tende solitamente a lasciare più spazio nell’area dell’immagine sulla quale ricade il suo sguardo, che non dietro di esso.

Seguire questa regola garantisce nella maggior parte dei casi una composizione armonica e ben bilanciata rispetto al porre il soggetto in posizione centrale, ma prevede delle eccezioni; in particolare, una composizione simmetrica risulta spesso efficace nel caso si volesse sottolineare proprio questa caratteristica dell’inquadratura, come nel caso si volesse riprendere una montagna che si specchia in un lago.

Uno dei più forti limiti della fotografia, è quello di avere la pretesa di rappresentare su una superficie bidimensionale una scena che nella realtà presenta tre dimensioni; per arginare questo problema si sono scervellati i più grandi fotografi degli ultimi due secoli, ed i pittori prima di loro.

Nei paesaggi, per sottolineare l’ampiezza della scena ripresa, un semplice accorgimento spesso utilizzato è quello di inserire un elemento in primo piano ed includerlo nell’inquadratura utilizzando un grandangolo, che come abbiamo detto esagera la prospettiva.

Un altro escamotage che permette di conferire profondità all’immagine ed allo stesso tempo di contestualizzarla è l’utilizzo delle “cornici”, ossia di elementi posti in primo piano che racchiudono graficamente il soggetto inquadrato; un tipico esempio può essere costituito da una semplice finestra in primo piano attraverso la quale appare lo scorcio di una città, oppure la sagoma di una grotta che incornicia una montagna.

Alcuni elementi della scena possono aiutare a suggerire il senso di profondità, sfruttando il principio dei punti di fuga. Un punto di fuga è quello in cui, in una rappresentazione bidimensionale (una foto, ma anche un dipinto), le linee parallele danno l’impressione di convergere: è il caso di una coppia di binari che, in una foto paesaggistica, attraversano l’intera scena in tutta la sua ampiezza; in primo piano, la distanza fra i due binari apparirà evidente, ma andrà via via assottigliandosi avvicinandosi allo sfondo, fino a convergere immaginariamente in un determinato punto di fuga.

L’occhio dell’osservatore (o meglio, il suo cervello), sa che la distanza tra i binari è la stessa tanto in primo piano quanto sullo sfondo, e per questo sarà portato a percepire la prospettiva della scena ed intuirne la profondità.

L’apparente convergenza di linee parallele è molto utilizzata in fotografia: tipici elementi che ben si prestano a questo scopo, oltre ai binari ferroviari, possono essere una strada, un corso d’acqua o anche le impronte dei passi di una persona sulla spiaggia.

3. L’Importanza della Luce

Il ruolo dell’illuminazione nella riuscita di una foto coinvolgente è spesso incredibilmente sottovalutato, sebbene proprio la luce costituisca la vera anima della fotografia.

Se nel paragrafo dedicato alla tecnica abbiamo parlato della “quantità” di luce presente in una scena, ci concentreremo adesso sulla sua “qualità”, esaminandone le principali caratteristiche. L’argomento è ampio, e sarebbe fuori luogo avere la pretesa di essere esaustivi in guida destinata ai principianti; tuttavia, crediamo che già illustrare i concetti di base dell’illuminazione in fotografia possa aiutare ad ottenere sin da subito scatti qualitativamente migliori e quindi delle belle foto.

La luce che illumina un soggetto può essere innanzitutto distinta in luce dura (diretta) o morbida (diffusa): la luce dura è quella prodotta da una sorgente luminosa puntiforme o di piccole dimensioni, i cui raggi colpiscono il soggetto da un unico punto; questo tipo di luce genera forti contrasti, con ombre dai contorni netti e molto scure rispetto alle zone illuminate.

Tipici esempi di luce dura sono quella del sole quando il cielo è privo di nuvole, i fari di un’automobile o una qualsiasi lampada da tavolo.

Al contrario, si ha una luce diffusa, quando una sorgente luminosa di grandi dimensioni illumina il soggetto da angolazioni diverse; questa luce origina ombre morbide dai bordi sfumati, evitando il crearsi di una una linea di demarcazione netta con le zone illuminate.

Una tipica luce diffusa è quella che si ha in uno spazio aperto in una giornata nuvolosa: in questo caso, ad illuminare la scena non sarà più direttamente il sole, bensì le nuvole stesse, che colpiscono il soggetto da una superficie più ampia.

È luce diffusa anche quella che filtra dalle tende ed illumina una stanza: in questo caso, benché si tratti della luce solare, va effettivamente considerata come sorgente luminosa proprio la tenda applicata alla finestra.

Più che una netta distinzione tra luci dure e diffuse, sarebbe più corretto parlare del grado di durezza di una determinata luce; tra queste due situazioni sono infatti possibili infiniti gradi intermedi, ed una luce più o meno dura produrrà effetti diversi sul soggetto.

Facciamo a questo punto un esempio pratico: con una comune torcia illuminiamo un qualsiasi oggetto di medie dimensioni all’interno di una stanza buia. La luce della torcia è senza dubbio una luce dura, e produrrà ombre molto marcate.

Se però puntiamo la torcia verso una parete vicina, la luce emessa rimbalzerà sul muro e si rifletterà per tutta la stanza, illuminando indirettamente il nostro oggetto; in questo caso non si tratterà più di una luce dura, poiché la reale sorgente luminosa è diventata la parete stessa che riflette la luce della torcia, e le ombre saranno molto più sfumate. Sarà semplice per chiunque riprodurre questo esperimento in casa propria ed osservare la differenza fra le due situazioni.

Abbiamo detto che le luci dure sono quelle erogate da sorgenti di piccole dimensioni, ed abbiamo elencato tra di esse il Sole; ciò potrà sembrare un controsenso dato che ovviamente il Sole è enorme, ma in realtà non vanno tanto considerate le sue reali dimensioni, quanto quelle apparenti, che tengano cioè conto della sua distanza dal soggetto.

Precisiamo anche che la durezza di una luce non va confusa con la sua intensità: ad esempio, la luce emessa dalla Luna è piuttosto flebile, ma ciò non toglie che si tratti di una luce dura.
Sebbene in fotografia non esista una luce “giusta” o “sbagliata”, nella maggior parte dei casi, i fotografi esperti prediligono la luce diffusa un po’ per tutte le situazioni, proprio per la sua capacità di creare ombre morbide e perfettamente leggibili.

Una seconda distinzione che si può fare parlando di luce in fotografia, riguarda la direzione con la quale colpisce il soggetto da riprendere: in questo senso, la luce può essere frontale, laterale o posteriore.

– La luce frontale è quella proveniente da una sorgente luminosa posta alle spalle della macchina fotografica, che illumina il soggetto, appunto, frontalmente. Questo tipo di luce, considerato unanimemente quello peggiore, fa sì che il soggetto appaia completamente privo di ombre e quindi di tridimensionalità, caratteristica invece ricercata da qualsiasi appassionato di fotografia.

– La luce laterale è determinata da una sorgente luminosa posta a lato del soggetto, sopra o anche sotto di esso. È la luce più ricercata dai fotografi, soprattutto se diffusa; la sua popolarità è data dal fatto che, contrariamente a quella frontale, la luce laterale alterna una zona di ombra ad una zona illuminata sulla superficie del soggetto, suggerendone proprio la tridimensionalità.

– La luce posteriore (o il controluce) costituisce una condizione di luce piuttosto particolare, che può potenzialmente rovinare una foto o creare particolari effetti visivi. Questa condizione di luce, come sarà chiaro a chiunque abbia immortalato un paesaggio con il sole di fronte, genera contrasti molto forti e porta spesso a mostrare il soggetto come una silhouette.

Mettere in pratica quanto detto non sarà difficile: la prossima volta che volete scattare una foto al vostro partner, ai vostri bimbi o ad un qualsiasi altro soggetto, cercate di riprodurre le diverse condizioni di luce ed effettuate degli scatti di prova per ognuna di esse, cercando di coglierne le peculiarità.

3.1) Il tramonto

Il tramonto costituisce notoriamente una delle migliori condizioni nelle quale scattare foto paesaggistiche (e non solo). Ciò non è dovuto esclusivamente alle tonalità calde della luce solare in questo particolare momento del giorno, ma anche ai principi che abbiamo appena esposto: rispetto alle ore centrali della giornata, infatti, il sole è molto più basso sull’orizzonte, il che determina un’illuminazione laterale; inoltre, dato che i raggi emessi dal sole dovranno percorrere uno strato molto più denso di atmosfera prima di colpire il soggetto, la luce appare ben più morbida di quanto potrebbe esserlo a mezzogiorno, evitando forti contrasti tra zone illuminate ed ombre.

3.2) Il flash integrato

Possiamo anche capire, a questo punto, perché la luce emessa dal flash incorporato nella fotocamera sia considerata la peggiore illuminazione in assoluto: questa luce è infatti sia dura che frontale allo stesso tempo.

Per questo motivo nessun fotografo esperto utilizza mai il flash integrato, che peraltro è addirittura assente su molte Reflex professionali. Resta comunque uno strumento utile quando si tratta di scattare foto ricordo, situazioni nelle quali non si ha ovviamente alcuna pretesa artistica.

La nostra Guida Utile su “Come Scattare Belle Foto” termina qua, ora potete passare alla fase pratica seguendo tutti i consigli e gli esempi contenuti in questa nostra guida, iniziando così ad ottenere subito delle belle foto 😉

Come Scattare Belle Foto – Consigli Utili ultima modifica: da Staff FotocameraTop

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